Recensione “L’arte di essere fragili” – Alessandro D’Avenia

Titolo: L’arte di essere fragili
Autore: Alessandro D’Avenia
Genere: letteratura italiana
casa editrice: Mondadori
Data d’uscita: 30 ottobre 2016
Pagine: 216
Formato: rilegato
Prezzo libro: 19 €
Prezzo ebook: 9,99 €

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Trama: Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?” Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?

“Come Leopardi può salvarti la vita”, così recita il sottotitolo di questo libro. E forse è stata proprio questa frase a scoraggiare i più, magari persino persone che hanno letto come me altri libri di D’Avenia, apprezzandolo per la dolcezza con cui tratta temi non certo semplici. Eppure citare Leopardi scatena nell’italiano medio una reazione di scherno misto a disinteresse, perché quello che hanno conosciuto sui banchi di scuola (di per sé luogo pessimo per un incontro piacevole) era un uomo gobbo, sfigato e pessimista, nonché poeta che, diamine!, risulta una colpa atroce e porta a un infinito tedio sui libri. Purtroppo spesso si riesce a vedere solo ciò che ci viene presentato, senza prestare attenzione all’oltre, a tutte quelle cose che per comodità ci vengono nascoste o che, semplicemente, non riusciamo a vedere.

Giacomo Leopardi era un uomo eccezionale: mente brillante, cuore gentile e un immenso desiderio di amore e felicità. Questo in pochi lo sanno, in pochi realizzano che il tanto decantato “pessimismo cosmico” altro non è che un realismo crudo e sincero, che non fa altro che evidenziare quanto di bello c’è al mondo: la nostra stessa vita è un’inestimabile opera d’arte e i sogni e le speranze sono i pennelli che ne delineano i contorni. Relegare un personaggio del genere all’angolino dei poeti tristi è segno di un’incomprensione di fondo rispetto alle stesse idee che danno vita e sostengono il pensiero leopardiano. Vita, speranza, bellezza e morte. Se ancora non ne siete sicuri, D’Avenia vi darà la certezza definitiva.

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Questo libro (che non saprei se definire romanzo, saggio o racconto di vita) non è solo un inneggiare alle qualità del poeta: l’autore utilizza l’espediente della scrittura di lettere indirizzate allo stesso Leopardi, richiamandone le preziose riflessioni per dar voce a una sorta di prescrizione, medicina dell’anima, rivolta ai lettori. D’Avenia divide la sua opera in quattro distinte fasi essenziali nell’accettazione della fragilità umana: adolescenza, o arte di sperare; maturità, o arte di morire; riparazione, o arte di essere fragili; morire, o arte di rinascere. La ricerca del senso della vita si snoda in questo percorso esistenziale in cui la narrazione è un discorso molto intimo ed emotivo, carico di sensazioni potenti e della forza di esperienze importanti.

D’Avenia nel suo svelarci un Giacomo Leopardi umano, sensazionale nel suo genio, rivela al contempo un altro grande uomo: lui stesso. Alla nostra epoca servirebbero molti più professori del genere, che vedono negli adolescenti un germoglio di speranza, in grado di accogliere tra le mani il rapimento ancora puerile che dà la forza di osare, di immaginare. Egli inframmezza l’opera con racconti personali, storie legati a suoi studenti e a giovani che gli hanno scritto, mostra un lato delicato e sorprendente della scuola che risulta difficile credere vero. L’istruzione dovrebbe essere un momento di piacevole scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda, invece finisce per essere una gabbia incapace di comprendere i sogni che riempiono la testa dei ragazzi, e addirittura li distrugge riportando gli studenti allo stato primitivo di numeri inutili soggetti a una falsa apparenza di scadente meritocrazia. Alessandro D’Avenia rappresenta tutto ciò che la scuola italiana dovrebbe essere: curiosità, amore e nutrimento.

“L’arte di essere fragili” rappresenta un’importante lezione di vita per ragazzi, giovani adulti e persone più che mature, permettendo di cogliere diverse sfumature per ogni passaggio dell’esistenza umana.
La prosa è poetica, sognante e deliziosa, trascina in un vortice in cui la letteratura, la poesia e l’arte si mescolano in un concentrato unico di elevata bellezza. I capitoli sono brevi, e ne consiglio la lettura a piccole dosi, per apprezzare al meglio il significato più profondo di ogni singola parola, la cui scelta non è affatto casuale ed estetica. Le frasi da segnarsi durante la lettura sono decisamente troppe, tanto che quando avevo il libro in mano accanto a me avevo sempre matita e righello per poter sottolineare tutta la strabordante poesia insita nell’opera.

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Accettate di essere imperfetti, accettate la vostra natura di effimere creature umane. Accettate di avere in voi un grande potere: l’arte di essere fragili.

“Grazie, Giacomo, per avermi dato le parole per guardare nei posti giusti, negli angoli nascosti, le parole per dirmi, per conoscermi, per essere. Le parole per accettare che sono, come te, un infinito ferito.”

Recensione “La terra di nessuno” – Gabriele Dolzadelli

Titolo: La terra di nessuno. Jolly Roger
Autore: Gabriele Dolzadelli
Genere: storico/avventura
Casa editrice: Youcanprint
Data d’uscita: 2014
Pagine: 352
Formato: brossura
Prezzo libro: 16€
Prezzo ebook: 0,99€

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Trama: 1670. In un clima di scontri per la colonizzazione del nuovo mondo e per la supremazia commerciale, un giovane irlandese di nome Sidvester O’Neill parte per il Mar dei Caraibi con destinazione l’isola di Puerto Dorado. Lo scopo è quello di ritrovare il fratello Alexander, partito anni prima, per riportarlo a casa. Ma il viaggio avrà risvolti inaspettati. Nelle oscurità della giungla della piccola isola vi è nascosto un segreto a cui le principali potenze europee (Francia, Inghilterra ed Olanda) ambiscono. Intrighi, inganni e complotti farciscono le giornate di Puerto Dorado, in una lotta al potere fra i più astuti capitani presenti sull’isola. Il tutto sotto l’occhio vigile di una nave pirata ancorata all’orizzonte, di fronte a quella piccola terra di tutti e di nessuno.

Ho sempre subito il fascino dei romanzi a tema storico, specialmente se si tratta di viaggi verso luoghi sconosciuti arricchiti da pirati ed intrighi. Non è un genere che ho avuto modo di approfondire molto, ma rientra comunque nelle mie corde.
Quello di cui sono qui a parlarvi è un libro auto pubblicato da uno scrittore all’epoca esordiente (caratteristica che vorrei fosse tenuta in considerazione per quanto dirò in seguito), primo volume della pentalogia “Jolly Roger” di cui ne sono stati pubblicati tre (“La terra di nessuno”, “Le chiavi dello scrigno” e “I fratelli della costa”) e che prevede una prossima pubblicazione del quarto libro.
Ringrazio tantissimo l’autore che è stato così gentile da inviarmi gratuitamente la versione digitale della sua opera!

La storia, senza girarci intorno troppo, mi è piaciuta. L’autore è stato in grado di porre le basi per un’opera di ampio respiro che trova in questo primo libro il perfetto trampolino di lancio per una miriade di avventure, segreti e misteri (i quali, tra l’altro, mi hanno lasciato con il fiato sospeso fino alla fine). Il ritmo è incalzante, ben definito così da tenere il lettore incollato alle pagine: il tutto saggiamente delineato e descritto, ma senza troppi fronzoli e orpelli. Non è tuttavia uno stile asciutto e banale, le descrizioni infatti forniscono i giusti dettagli senza ricadere nel banale e nel superfluo. Uno stile semplice ed efficace, insomma, che ho apprezzato. (Anche perché, a mio avviso, le parti descrittive prolisse e noiose alla Terry Brooks andrebbero il più delle volte evitate…)

I personaggi che ci vengono introdotti già nelle prime pagine con una pratica lista sono davvero molti, e inizialmente ho trovato difficoltoso ricordare tutti i nomi e associarli a ciascuno di loro. Nonostante ciò, ognuno trova il suo spazio nello snodarsi del romanzo, anche se devo dire che non mi sono affezionata particolarmente a nessuno di loro: sicuramente nei prossimi volumi acquisiranno maggior spessore grazie al procedere della narrazione che ci fornirà maggiori dettagli a riguardo. (Elizabeth però proprio non la sopporto, questo va detto!)Benché Sidvester possa sembrare il protagonista, le vicende che lo riguardano non sono centrali ma si intrecciano perfettamente con quelle di tutti gli altri uomini che si trovano a Puerto Dorato.
Il libro non è lunghissimo, anzi, e la lettura risulta accattivante e scorrevole grazie al l’insieme di tutti questi elementi che ho descritto.

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Passando alle caratteristiche più strettamente formali, durante la lettura mi sono imbattuta in qualche errore grammaticale/di battitura dovuto per certo a sviste (quelli che commettiamo tutti nella stesura di un testo) che indubbiamente un servizio più preciso di editing di una casa editrice avrebbe saputo sistemare.
Una scelta di presentazione di determinati momenti della storia mi ha fatto storcere un po’ il naso: i numerosi flashback presenti nel romanzo vengono giustamente indicati ad inizio capitolo con data e luogo, però a conclusione della sequenza narrativa l’autore pone degli asterischi per contrapporre il passato con il ritorno al presente. Ovviamente si capisce che vi è un salto temporale, tuttavia per quanto mi riguarda avrei preferito dei flashback leggermente più lunghi conclusi con la fine del capitolo, per poi tornare ad indicare il tempo iniziale di narrazione con l’utilizzo della data.

Voto finale: 3.5/5, per lo stesso motivo per cui ho dato il medesimo voto a “Le lame di Myra a Licia Troisi”, ovvero: la storia mi è piaciuta ma non così tanto da farmi venire il batticuore, elemento dovuto anche al fatto che entrambi i libri sono l’inizio di una saga e devono dunque trovare il loro tempo per “ingranare” bene, mostrare le potenzialità della trama e dei personaggi.
Se vi piace il genere ve lo consiglio assolutamente, l’ebook ha un prezzo davvero irrisorio e senza spendere troppo potreste trovarvi catapultati in una grande avventura. Detto questo, ho grandissime aspettative per il secondo libro della serie e non vedo l’ora di immergermi nuovamente nei misteri delle Indie Occidentali!

SOCIALmente

[Era da un po’ che non scrivevo qualcosa, e soprattutto che mi soddisfacesse. Poesia nel mio stile molto criticona e ironica, un po’ di polemica non guasta mai, ma ovviamente sono la prima a girare per strada incollata all’iPhone.]

Contesto sociale pressoché distorto
Nel World Wide Web
Che di quest’epoca è il porto,
Sui social saccenti
E per strada impotenti
Tutti zombie drogati dalle nostre
Emittenti.
Svuotiamo le menti perché siamo assuefatti
Le riempiamo di idee quando distratti:
Siamo studenti incostanti, questi
Obiettivi culturali fin troppo distanti,
Siamo ragazzi inconsistenti,
In diretta campioni
E in tutto il resto perdenti.
Socialmente impauriti
Mentre sui social leoni,
SOCIALmente e mente social
Perché chi mente è una forza.
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O sei fuori,
Testa spenta e linea piatta
Per i likes e le curve.