Felicità in poesia

La felicità ha il rumore
Dei raggi della bicicletta
E del vento che mi sferza le orecchie
Mentre pedalo

È anche il frinire dei grilli
E il ciottolato del sottobosco
Quando corro nella mia terra

Così come una sosta appagante
All’ombra del mio Duomo

Perché felicità è
Alzare lo sguardo dritto verso il cielo
E non stirare un sorriso
Ma indossarlo stropicciato e
Tutto tremolante per l’emozione.

(La foto in evidenza è un mio scatto di un tipico paesaggio brianzolo ♥)

Recensione “L’arte di essere fragili” – Alessandro D’Avenia

Titolo: L’arte di essere fragili
Autore: Alessandro D’Avenia
Genere: letteratura italiana
casa editrice: Mondadori
Data d’uscita: 30 ottobre 2016
Pagine: 216
Formato: rilegato
Prezzo libro: 19 €
Prezzo ebook: 9,99 €

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Trama: Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?” Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?

“Come Leopardi può salvarti la vita”, così recita il sottotitolo di questo libro. E forse è stata proprio questa frase a scoraggiare i più, magari persino persone che hanno letto come me altri libri di D’Avenia, apprezzandolo per la dolcezza con cui tratta temi non certo semplici. Eppure citare Leopardi scatena nell’italiano medio una reazione di scherno misto a disinteresse, perché quello che hanno conosciuto sui banchi di scuola (di per sé luogo pessimo per un incontro piacevole) era un uomo gobbo, sfigato e pessimista, nonché poeta che, diamine!, risulta una colpa atroce e porta a un infinito tedio sui libri. Purtroppo spesso si riesce a vedere solo ciò che ci viene presentato, senza prestare attenzione all’oltre, a tutte quelle cose che per comodità ci vengono nascoste o che, semplicemente, non riusciamo a vedere.

Giacomo Leopardi era un uomo eccezionale: mente brillante, cuore gentile e un immenso desiderio di amore e felicità. Questo in pochi lo sanno, in pochi realizzano che il tanto decantato “pessimismo cosmico” altro non è che un realismo crudo e sincero, che non fa altro che evidenziare quanto di bello c’è al mondo: la nostra stessa vita è un’inestimabile opera d’arte e i sogni e le speranze sono i pennelli che ne delineano i contorni. Relegare un personaggio del genere all’angolino dei poeti tristi è segno di un’incomprensione di fondo rispetto alle stesse idee che danno vita e sostengono il pensiero leopardiano. Vita, speranza, bellezza e morte. Se ancora non ne siete sicuri, D’Avenia vi darà la certezza definitiva.

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Questo libro (che non saprei se definire romanzo, saggio o racconto di vita) non è solo un inneggiare alle qualità del poeta: l’autore utilizza l’espediente della scrittura di lettere indirizzate allo stesso Leopardi, richiamandone le preziose riflessioni per dar voce a una sorta di prescrizione, medicina dell’anima, rivolta ai lettori. D’Avenia divide la sua opera in quattro distinte fasi essenziali nell’accettazione della fragilità umana: adolescenza, o arte di sperare; maturità, o arte di morire; riparazione, o arte di essere fragili; morire, o arte di rinascere. La ricerca del senso della vita si snoda in questo percorso esistenziale in cui la narrazione è un discorso molto intimo ed emotivo, carico di sensazioni potenti e della forza di esperienze importanti.

D’Avenia nel suo svelarci un Giacomo Leopardi umano, sensazionale nel suo genio, rivela al contempo un altro grande uomo: lui stesso. Alla nostra epoca servirebbero molti più professori del genere, che vedono negli adolescenti un germoglio di speranza, in grado di accogliere tra le mani il rapimento ancora puerile che dà la forza di osare, di immaginare. Egli inframmezza l’opera con racconti personali, storie legati a suoi studenti e a giovani che gli hanno scritto, mostra un lato delicato e sorprendente della scuola che risulta difficile credere vero. L’istruzione dovrebbe essere un momento di piacevole scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda, invece finisce per essere una gabbia incapace di comprendere i sogni che riempiono la testa dei ragazzi, e addirittura li distrugge riportando gli studenti allo stato primitivo di numeri inutili soggetti a una falsa apparenza di scadente meritocrazia. Alessandro D’Avenia rappresenta tutto ciò che la scuola italiana dovrebbe essere: curiosità, amore e nutrimento.

“L’arte di essere fragili” rappresenta un’importante lezione di vita per ragazzi, giovani adulti e persone più che mature, permettendo di cogliere diverse sfumature per ogni passaggio dell’esistenza umana.
La prosa è poetica, sognante e deliziosa, trascina in un vortice in cui la letteratura, la poesia e l’arte si mescolano in un concentrato unico di elevata bellezza. I capitoli sono brevi, e ne consiglio la lettura a piccole dosi, per apprezzare al meglio il significato più profondo di ogni singola parola, la cui scelta non è affatto casuale ed estetica. Le frasi da segnarsi durante la lettura sono decisamente troppe, tanto che quando avevo il libro in mano accanto a me avevo sempre matita e righello per poter sottolineare tutta la strabordante poesia insita nell’opera.

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Accettate di essere imperfetti, accettate la vostra natura di effimere creature umane. Accettate di avere in voi un grande potere: l’arte di essere fragili.

“Grazie, Giacomo, per avermi dato le parole per guardare nei posti giusti, negli angoli nascosti, le parole per dirmi, per conoscermi, per essere. Le parole per accettare che sono, come te, un infinito ferito.”

Recensione “La terra di nessuno” – Gabriele Dolzadelli

Titolo: La terra di nessuno. Jolly Roger
Autore: Gabriele Dolzadelli
Genere: storico/avventura
Casa editrice: Youcanprint
Data d’uscita: 2014
Pagine: 352
Formato: brossura
Prezzo libro: 16€
Prezzo ebook: 0,99€

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Trama: 1670. In un clima di scontri per la colonizzazione del nuovo mondo e per la supremazia commerciale, un giovane irlandese di nome Sidvester O’Neill parte per il Mar dei Caraibi con destinazione l’isola di Puerto Dorado. Lo scopo è quello di ritrovare il fratello Alexander, partito anni prima, per riportarlo a casa. Ma il viaggio avrà risvolti inaspettati. Nelle oscurità della giungla della piccola isola vi è nascosto un segreto a cui le principali potenze europee (Francia, Inghilterra ed Olanda) ambiscono. Intrighi, inganni e complotti farciscono le giornate di Puerto Dorado, in una lotta al potere fra i più astuti capitani presenti sull’isola. Il tutto sotto l’occhio vigile di una nave pirata ancorata all’orizzonte, di fronte a quella piccola terra di tutti e di nessuno.

Ho sempre subito il fascino dei romanzi a tema storico, specialmente se si tratta di viaggi verso luoghi sconosciuti arricchiti da pirati ed intrighi. Non è un genere che ho avuto modo di approfondire molto, ma rientra comunque nelle mie corde.
Quello di cui sono qui a parlarvi è un libro auto pubblicato da uno scrittore all’epoca esordiente (caratteristica che vorrei fosse tenuta in considerazione per quanto dirò in seguito), primo volume della pentalogia “Jolly Roger” di cui ne sono stati pubblicati tre (“La terra di nessuno”, “Le chiavi dello scrigno” e “I fratelli della costa”) e che prevede una prossima pubblicazione del quarto libro.
Ringrazio tantissimo l’autore che è stato così gentile da inviarmi gratuitamente la versione digitale della sua opera!

La storia, senza girarci intorno troppo, mi è piaciuta. L’autore è stato in grado di porre le basi per un’opera di ampio respiro che trova in questo primo libro il perfetto trampolino di lancio per una miriade di avventure, segreti e misteri (i quali, tra l’altro, mi hanno lasciato con il fiato sospeso fino alla fine). Il ritmo è incalzante, ben definito così da tenere il lettore incollato alle pagine: il tutto saggiamente delineato e descritto, ma senza troppi fronzoli e orpelli. Non è tuttavia uno stile asciutto e banale, le descrizioni infatti forniscono i giusti dettagli senza ricadere nel banale e nel superfluo. Uno stile semplice ed efficace, insomma, che ho apprezzato. (Anche perché, a mio avviso, le parti descrittive prolisse e noiose alla Terry Brooks andrebbero il più delle volte evitate…)

I personaggi che ci vengono introdotti già nelle prime pagine con una pratica lista sono davvero molti, e inizialmente ho trovato difficoltoso ricordare tutti i nomi e associarli a ciascuno di loro. Nonostante ciò, ognuno trova il suo spazio nello snodarsi del romanzo, anche se devo dire che non mi sono affezionata particolarmente a nessuno di loro: sicuramente nei prossimi volumi acquisiranno maggior spessore grazie al procedere della narrazione che ci fornirà maggiori dettagli a riguardo. (Elizabeth però proprio non la sopporto, questo va detto!)Benché Sidvester possa sembrare il protagonista, le vicende che lo riguardano non sono centrali ma si intrecciano perfettamente con quelle di tutti gli altri uomini che si trovano a Puerto Dorato.
Il libro non è lunghissimo, anzi, e la lettura risulta accattivante e scorrevole grazie al l’insieme di tutti questi elementi che ho descritto.

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Passando alle caratteristiche più strettamente formali, durante la lettura mi sono imbattuta in qualche errore grammaticale/di battitura dovuto per certo a sviste (quelli che commettiamo tutti nella stesura di un testo) che indubbiamente un servizio più preciso di editing di una casa editrice avrebbe saputo sistemare.
Una scelta di presentazione di determinati momenti della storia mi ha fatto storcere un po’ il naso: i numerosi flashback presenti nel romanzo vengono giustamente indicati ad inizio capitolo con data e luogo, però a conclusione della sequenza narrativa l’autore pone degli asterischi per contrapporre il passato con il ritorno al presente. Ovviamente si capisce che vi è un salto temporale, tuttavia per quanto mi riguarda avrei preferito dei flashback leggermente più lunghi conclusi con la fine del capitolo, per poi tornare ad indicare il tempo iniziale di narrazione con l’utilizzo della data.

Voto finale: 3.5/5, per lo stesso motivo per cui ho dato il medesimo voto a “Le lame di Myra a Licia Troisi”, ovvero: la storia mi è piaciuta ma non così tanto da farmi venire il batticuore, elemento dovuto anche al fatto che entrambi i libri sono l’inizio di una saga e devono dunque trovare il loro tempo per “ingranare” bene, mostrare le potenzialità della trama e dei personaggi.
Se vi piace il genere ve lo consiglio assolutamente, l’ebook ha un prezzo davvero irrisorio e senza spendere troppo potreste trovarvi catapultati in una grande avventura. Detto questo, ho grandissime aspettative per il secondo libro della serie e non vedo l’ora di immergermi nuovamente nei misteri delle Indie Occidentali!

Recensione “Le lame di Myra” – Licia Troisi

Titolo: Le lame di Myra (La saga del Dominio)
Autrice: Licia Troisi
Casa editrice: Mondadori
Data d’uscita: 25 ottobre 2016
Pagine: 384
Prezzo libro: 19,00€
Prezzo ebook: 9,99€

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Questa copertina è arte pura. 

Ammetto che per questo libro ho avuto sin da subito parecchie aspettative, per il semplice fatto che si tratta di una storia di Licia Troisi, una delle mie autrici preferite. Leggendo la trama però, ho pensato che in condizioni normali, se mi fosse capitato di trovarlo in libreria senza conoscere la scrittrice, probabilmente non avrebbe catturato la mia attenzione: ciò che viene raccontato nella seconda di copertina in effetti lascia presagire poco della trama stuzzicando poco gli eventuali lettori. In ogni caso, in quel del Lucca Comics&Games mi sono fiondata ad acquistare la mia copia, così da averla autografata dalla mitica e simpaticissima scrittrice: ovviamente gioia e tripudio.

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Ecco LA testimonianza che tutto ciò è accaduto realmente!

Ora, avendo però finito Le lame di Myra, posso dire che la storia è davvero molto più di quel che appare, dunque mi auguro che sempre più persone possano leggerla e apprezzare l’ultima opera di una delle colonne del fantasy italiano.
Inizio a parlare però delle pecche, che purtroppo per una analisi imparziale vanno citate. Sarà che l’ho letto con una consapevolezza maggiore dovuta all’età, sarà che gli ho riservato una lettura più attenta e critica, ma comunque ciò che ho notato è che le storie della Troisi bene o male presentano delle caratteristiche ricorrenti: un’eroina come protagonista, un passato oscuro ad avvolgerla, una missione legata al suo destino da cui dipendono passato e futuro, draghi, un compagno maschile. Questi erano gli elementi che, quando ero un po’ più piccola, andavo volutamente a cercarmi per gradire di più la lettura, però per certi aspetti questo primo capitolo della Saga del Dominio assomiglia molto a Cronache/Guerre/Leggende del Mondo Emerso.
Tuttavia introduce molti altri aspetti innovativi nel panorama del fantasy, come una descrizione e caratterizzazione certosina del mondo in cui si ambienta la vicenda, una differenziazione deliziosa dei suoi abitanti, l’introduzione di nuove creature come gli Elementali e tante altre nuove idee. Ho amato questi particolari che rendono la lettura ancora più interessante e piacevole, così come la protagonista, per quanto simile a Nihal e Dubhe.
Lo stile della Troisi è apparentemente semplice e rende scorrevole il testo, riesce a non rendere per nulla pesanti anche una narrazione più ricca dal punto di vista terminologico.
In sintesi: aspetterò con ansia il seguito, anche perché OVVIAMENTE la storia si interrompe proprio sul cliffhanger, lasciando il lettore col fiato sospeso; nel mentre penso mi accontenterò di recuperare gli altri libri della scrittrice, come la saga dei Regni di Nashira, Pandora e i Dannati di Malva.

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Come volto finale sono alquanto indecisa, perché il libro mi è piaciuto ma non mi ha stregata. Quindi penso che il responso finale sia 3,5/5 stelline (avrei voluto dargli molto di più!), con un grande incoraggiamento per i prossimi capitoli di questa interessantissima nuova saga.

P.S. Licia, ti adoro e ammiro come persona e scrittrice. Non s’era capito vero?

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Riflessione su Milano perché una in più non guasta mai

Una mattina di settimana scorsa, anziché arrivare in università in orario, ho deciso che sarebbe stato molto più bello e suggestivo recarmi in Duomo e scattare qualche fotografia in bianco e nero, giusto perché il clima di quella giornata tendeva al classico grigiore milanese.
E dunque ecco qui anche una poesia, nata qualche giorno prima, a cui allego le meravigliose fotografie scattate. Enjoy.

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Una delle tante poesie su Milano

 Milano è proprio la città dei miei sogni
Ed io sono davvero imbruttita nel dirlo,
Ché di bellezza imperitura gli occhi
Mi si colmano, e strabordano,
Mentre io piccola brutta anatroccola
Sotto al Duomo di questa mia Milano
Scompaio.

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Vorrei imprimermi questo bello
Nella testa, un cassetto mnemonico
Imprescindibile per valutare il resto
Del mondo, ma umana umanamente
Imperfetta non posso, non riesco
E l’abbraccio disperato
Con cui cerco di appropriarmene
Ha buchi e crepe dappertutto…
Fallisco.
Mi domando con quale presunzione
Si creda di poter anche solo
Imbottigliare e portare via nelle tasche
Monumenti statue palazzi negozi
Storia cultura atmosfera, tutto
In un’intera giornata compresa
Di sera; conservare un ricordo
Che sia fedele ritratto della realtà
È un afferrare con dita terrene
Quei raggi di sole che ne illuminano
Lo splendore.

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In metro vorrei fotografare ogni
Singolo dettaglio, espressione
Contrita per 7 minuti d’attesa,
Fermate di quattro diversi colori, odori
Emozioni scolpite in mani diverse:
E poi ritagliarle ed incollarle
In un album simulacro d’arte
Così che un giorno, seppur lontano,
Di questa magnifica Milano sarò
Anch’io piccola ma intensa
Parte.

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Questa in realtà è la fantasmagorica stazione di Cologno Nord, ma facciamo finta lo stesso che sia Milano.

Poetry Slam – La poesia non è morta: rinasce ogni giorno

Il 25 settembre ho avuto l’occasione di assistere al mio primo Poetry Slam presso la Zona Sociale del Bloom di Mezzago (MB). Per chiunque si stesse domandando cosa significhi in termini pratici questo “schiaffo poetico”, mi viene spontaneo definirlo senza troppi fronzoli come una gara di poesia orale: dato che il fenomeno è – tristemente – poco conosciuto in Italia, mi accingo a darne una spiegazione meno sommaria.

La serata viene orchestrata ad arte da un Maestro di Cerimonia (MC), poeta che apre le danze recitando una poesia come “sacrificio” (sacrifice) che viene successivamente valutata dalla giuria, che è popolare e dunque scelta tra il pubblico, in decimali. I giurati sono cinque e due voti, il più alto ed il più basso, vengono scartati al fine di equilibrare al meglio il risultato; lo stesso procedimento viene svolto nei confronti dei poeti in gara, i quali si esibiscono per circa tre round (l’ultimo di solito è la finale).

Le cose da aggiungere sarebbero molte, ma ritengo che un’introduzione del genere possa bastare a definirne le linee generali, specialmente per i neofiti.

Ho conosciuto il Poetry Slam a febbraio di quest’anno grazie all’intervento di Dome Bulfaro (uno dei fondatori della LIPS, Lega Italiana Poetry Slam, che coordina gli eventi presenti sul nostro territorio) durante la didattica alternativa del mio vecchio (che bello poterlo dire) liceo monzese, un’ora durante la quale – lo ammetto senza problemi – sono rimasta esterrefatta di fronte al suo strano ed innovativo approccio alla poesia. Purtroppo i ragazzi della mia età sono abituati a conoscerla solo tramite lezioni di italiano teoriche e nozionistiche, spesso e volentieri noiose, durante le quali la poesia viene approcciata solo con un metodo formale e accademico, vecchio di secoli: essendo anch’io abituata a questo metodo, all’inizio non ho saputo rispondere chiaramente al dubbio che assillava la mia mente, cioè se fosse un genio o forse solo un simpatico uomo un po’ pazzo. Bisogna anche notare che il più delle volte le due cose sono collegate imprescindibilmente.

Sono ancora del tutto convinta che lo sconcerto e la diffidenza che ho percepito siano stati frutto di un fraintendimento dovuto all’impatto davvero forte che la sua performance ha generato: non si trattava solo di recitare, con gesti ed espressioni, la propria composizione, bensì utilizzare il tono di voce ed i movimenti per arricchire l’esperienza poetica, rendendola emotivamente più tangibile e presente nello spazio. Io, povera studentessa abituata a leggere la poesia su supporto cartaceo, sono rimasta piacevolmente traumatizzata.

La mia è diventata in breve tempo una curiosità quasi morbosa, dal momento che cercavo ripetutamente informazioni riguardo al famoso Dome, ad altri artisti legati al Poetry Slam e alla LIPS. Non volevo assolutamente che la mia visione complessiva fosse offuscata da pregiudizi accademici (e me ne vergogno, perché noi studenti, specialmente noi classicisti, siamo programmati ad ancorarci al passato e alla tradizione), dunque mi sono informata ed a luglio ho acquistato “Guida liquida al Poetry Slam”, dello stesso Bulfaro.

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Consiglio il libro a chiunque sia appassionato di poesia e voglia scoprire un mondo completamente diverso e nuovo, poiché è scritto così da essere molto chiaro nelle sue spiegazioni ed adatto a trasmettere lo spirito alla base del nuovo modo di poetare: e insomma, la lettura mi aveva ancor di più convinto a voler assistere, ma che dico!, partecipare ad un Poetry Slam. Così mi sono calmata, ho cercato su Facebook ed atteso infine il momento propizio dell’evento con cui ho iniziato questo articolo.

Ciò che ho trovato nel piccolo locale del Bloom era qualcosa di estraneo ma al contempo familiare, la conferma di tutte le mie supposizioni ma anche qualcosa di più. I poeti in gara hanno interpretato le loro composizioni con intensità, grazia ma anche espressività ed ironia, creando uno spettacolo meraviglioso e di ottimo intrattenimento anche per chi non si cimenta nella scrittura in versi: stili e modi di poetare assai diversi, eterogenei che tuttavia brillavano in ciascuno di loro mostrando chiaramente la grande abilità personale. Bravi, bravissimi esseri umani che mi hanno fatto piangere dal ridere, commuovere e pensare. Insomma, ho percepito una sensazione strana ma piacevole, calda dentro al petto…mi sono sentita a casa, tra poesia gioia arte vita e magia.

A chi interessasse l’argomento, la prossima competizione si terrà a Monza questa domenica 16 ottobre, e per ulteriori informazioni vi rimando qui. Se vi viene da storcere il naso per l’approccio singolare, lasciate da parte i pregiudizi e lasciatevi trasportare dall’arte.

E di certo conoscendomi dopo un’esperienza del genere non potevo che approfittare del mio entusiasmo iniziale per iscrivermi al Poetry Slam che si terrà presso la biblioteca civica di Vimercate, giovedì 3 novembre. Sono un po’ nervosa all’idea ovviamente, si tratta del primo evento del genere a cui partecipo e reciterò davanti ad un pubblico i miei versi, sarò giudicata ed osservata; ma la parte meravigliosa di tutto ciò sarà l’emozione derivante dalla felice comunione del momento, la libertà di esprimermi nel modo che, credo e spero, mi riesce meglio: la poesia.

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Quando l’editoria esplode: da D’Annunzio a Wattpad

Nella storia dell’editoria, numerosi sono i casi in cui gli autori hanno tentato di raggiungere fama e ricchezza con la pubblicazione di scritti che meglio si prestassero a soddisfare il loro pubblico: Gabriele D’Annunzio ne è l’esempio lampante. Uomo spregiudicato e sempre al passo coi tempi, egli adattava le proprie opere ai gusti ed alle tendenze dell’epoca, realizzando narrazioni dalla trama mediocre come “Il piacere” (1889) che nonostante tutto ottennero un notevole apprezzamento.
Il fenomeno prese maggiormente piede con la nascita delle prime riviste di settore, che mensilmente davano alla stampa un solo capitolo di diversi romanzi. Con questo stesso metodo, durante l’età vittoriana ottenne la popolarità Charles Dickens, il quale, tenendosi in contatto con i propri lettori, valutava quanto scrivere anche in base alle loro preferenze ed opinioni.
Una serializzazione del genere ha fornito gli spunti necessari per la creazione di siti internet interamente dedicati alla raccolta di fanfiction: per i profani, esse sono storie prodotte, come da nome, dai fan di un’opera letteraria, cinematografica e persino videoludica che rielaborano nei modi più svariati la trama originale e, talvolta, il carattere dei personaggi stessi. Nel 1998 nacque Fanfiction.net, prima e più conosciuta piattaforma di tale stampo, seguita a ruota nel 2001 dalla versione italiana, ovvero “EFP”. Questi più recenti mezzi creativi hanno permesso un capillare sviluppo della scrittura gratuita e sulla rete e finalizzata all’interesse personale, oltre che all’apprezzamento dei propri lettori tramite recensioni degli stessi.

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È inoltre possibile riscontrare con facilità una tendenza di fondo che porta gli scaffali di qualsiasi libreria a riempirsi periodicamente di libri, i quali presentano la medesima tematica, con la stessa formula con cui una novità si afferma in qualsiasi caso: si tratta di un ciclico susseguirsi di mode effimere, destinate ad appassire dopo qualche anno per dare spazio alla nuova trovata che appassiona le masse. Nell’ultimo decennio possiamo infatti delineare sostanzialmente ben quattro periodi (tenendo conto della data di pubblicazione del titolo in questione) con cui analizzare il mercato: a partire dal 2005 con Twilight i romanzi sui vampiri hanno spopolato, mentre dal 2008 al 2011 ha regnato sovrana la saga di Hunger Games, seguita a ruota da Divergent e dagli altri numerosi urban fantasy, per poi lasciare spazio al tanto criticato quanto letto “Cinquanta sfumature di grigio”. Quest’ultimo, per chi non ne fosse al corrente, nacque inizialmente dalla mente di E. L. James come nientepopodimeno che una fanfiction basata sul best seller di Stephenie Meyer: chi ha letto entrambe le saghe avrà riconosciuto senza particolare difficoltà le analogie che le due opere presentano, nonché la qualità decisamente più scadente della recente vicenda erotica. Ed è proprio questo il dato che ci permette di giungere dunque all’ultima ed attuale inclinazione letteraria: ciò che purtroppo è allarmante in questo contesto è la progressiva valorizzazione di un modello banale, privo di personalità e carattere che basa la sua intera struttura su sviluppi scontati e frivoli. Certo, le fanfiction sono un ottimo esercizio di scrittura creativa, ma restano altrettanto valide e degne di lode se esposte al pericoloso formato cartaceo?
Wattpad nacque nel 2006, a cinque anni di distanza da EFP, dall’idea di Allen Lau ed Ivan Yuen di creare un’app funzionale alla lettura di ebook sul proprio telefono. Il sito web, che vanta una grafica migliore delle altre due famose piattaforme, si è rapidamente affermato negli ultimi anni producendo a partire dal 2014 quelli che sono le ultime opere in voga sulla piazza: infatti proprio due anni fa Anna Todd ha esordito come scrittrice con “After”, il romanzo scritto in prima battuta sulla rete, la cui trama aveva inizialmente come protagonista un personaggio già esistente e ben noto, ovvero Harry Styles (il cui nome è stato poi cambiato), uno dei componenti dei One Direction. La giovane americana vanta ora copie e copie della sua opere nelle librerie di tutto il mondo, presentando tuttavia una storia insignificante, con la classica storia d’amore tra i banchi di scuola ed un ragazzo bello, dannato e ribelle ad incentivare la lettura.

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Sulla stessa linea sono le altre creazioni nate anch’esse da Wattpad, prodotti tutti italiani quali “Over. Un’overdose di te” e “My dilemma is you” di ardimentose minorenni: il filo conduttore che lega Sabrynex e Cristina Chiperi ad autori affermati come D’Annunzio è infatti la tematica sessuale piuttosto esplicita che permea la narrazione. Il giornale ilfattoquotidiano.it esprime perfettamente la mia prima impressione a riguardo: «Harmony piccantelli da scuola superiore del nuovo millennio all’epoca dei social.»
Dopo una prima occhiata al sito in questione è facile rendersi conto come, molto probabilmente, i racconti che hanno fatto impazzire milioni di ragazzine rappresentano il meglio del peggio che Wattpad è in grado di offrirci; oppure, ancora più paradossalmente, le fanfiction originali e ben scritte destano poco l’attenzione, soprattutto se non presentano un qualsiasi idolo delle giovani lettrici. Non posso certo biasimare case editrici come la Rizzoli che scelgono di pubblicare quelle che non sono nient’altro che fanfiction, d’altronde se esse presentano un pubblico più che vasto tanto vale dare alla stampa persino i sette libri di cui è composta la saga creata da Anna Todd; triste è pero la consapevolezza che, a causa di queste improvvisate scrittrici neanche tanto dotate, vengano lasciati nell’ombra autori forse più meritevoli, abbagliati dalle copertine psichedeliche di questi nuovi libri, tanto colorati quanto spenti nelle loro pagine.
Tre anni, ecco l’arco di tempo in cui l’editoria si evolve – o regredisce, ma questo dipende dai punti di vista – e spezza il suo status quo, pronta ad accogliere nuovi titoli e copertine sempre più accattivanti. Tenendo dunque come riferimento la data di pubblicazione del primo capitolo della saga di After, la domanda sorge spontanea: quale sarà la prossima tendenza a partire all’incirca dal 2017? Resta anche da domandarsi se, effettivamente, Wattpad manterrà il proprio trono per soli tre anni oppure si consoliderà come sovrano per un periodo più lungo. Qualunque sia la risposta, mi auguro vivamente che l’attuale orientamento dei fenomeni letterari di massa subisca una rapida ed efficace inversione di marcia.