Recensione a “Calendar Girl. Gennaio febbraio, marzo” di Audrey Carlan //TRASH LETTERARIO

Titolo: Calendar Girl. Gennaio, febbraio, marzo
Autrice: Audrey Carlan
Casa editrice: Mondadori
Collana: Omnibus stranieri
Formato: brossura
Data d’uscita: 14 giugno 2016
Pagine: 330
Prezzo libro: 14,90€
Prezzo ebook: 7,99€

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Trama: Mi hanno chiesto di recitare il ruolo della fidanzata per 12 mesi. 12 uomini inarrivabili, 12 città sorprendenti, 12 ambienti esclusivi, 12 guardaroba diversi. È l’unico modo che ho per guadagnare un milione di dollari e salvare la vita di mio padre. Un anno così forse è il sogno che ogni donna vorrebbe vivere. Ma tu lo faresti? Avevo bisogno di soldi, tanti soldi. In ballo c’era la vita di mio padre. Io però non avevo un centesimo, per arrivare a fine mese facevo la cameriera. Non avevo un amore e, diciamolo, all’amore, quello con la a maiuscola, non ci credevo neanche più tanto. Le mie storie fino ad allora erano state solo fonti di guai e delusioni. Mi hanno offerto un lavoro. Recitare il ruolo della fidanzata di uomini di successo. In pratica per un mese dovevo fingere di essere la loro compagna davanti agli occhi di tutti e in cambio ognuno di loro sarebbe stato disposto a pagarmi centomila dollari.  Il sesso, chiariamoci, non faceva parte degli accordi. Quello dipendeva e dipende sempre solo da me.
L’amore neanche quello faceva parte del piano. Ma intanto quello non dipende da nessuno…
Gennaio, Los Angeles, uno sceneggiatore con un corpo sexy quanto la sua mente. Febbraio, Seattle, un artista francese in cerca della sua musa. Marzo, Chicago, un ex pugile imprenditore dal cuore spaventato.
Tutti uomini da sogno. Che poi sono persone. Intriganti, fragili, che hanno paure, segreti e verità nascoste. Loro hanno scelto me. Per un mese sono entrati nella mia vita. Tutti mi hanno lasciato qualcosa. E uno mi sta chiedendo di cambiare le regole del gioco… ma l’amore, tutti lo sanno, di regole non ne ha.
Ho intrapreso questo viaggio perché era l’unico modo per salvare la vita di mio padre. Mi sono fidata, ho buttato il cuore oltre l’ostacolo. Ed è iniziata la favola. Il viaggio ha salvato la mia, di vita.
Trust the journey,
Mia.

Recensione: Ok, ammetto sin da subito che all’inizio mi sono lasciata trarre in inganno. Quest’estate, mentre ero in libreria alla ricerca di libri pessimi con un’amica (ne stiamo facendo un hobby in pratica, che meraviglia), abbiamo individuato subito come potenziale la copertina di questo libro, così abbiamo letto la trama. Certamente non presagiva la nascita di un capolavoro, ma ingenuamente abbiamo creduto entrambe che la storia potesse celare qualcosa di più visto che perlomeno non c’erano adolescenti isterici in preda agli ormoni e personaggi celebri inseriti random per rendere il tutto più appetibile. Sta di fatto che di certo non mi aspettavo una versione alternativa (e altrettanto noiosa) della serie di “50 sfumature”, che è invece ciò che mi sono trovata a leggere: non so, probabilmente la mia mente non è ancora stata temprata da tutto questo trash e ha ignorato il campanello d’allarme, convincendosi che nell’opera avrebbe letto un qualcosa di simil crescita psicologica, emotiva e tante altre cose belle. OVVIAMENTE NO! Perché mai ho creduto che con una copertina del genere potesse presagire qualcosa di buono? Bravi curatori della trama, mi avete proprio fregata. (E grazie per non aver utilizzato l’effetto psichedelico After/Over/My dilemma/tante altre merdate)

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Una me alquanto sconvolta.

Ma insomma, passiamo a cose più inerenti alla trama, di cui troverete qualche leggero spoiler perché mi auguro tanto che non vogliate leggere una roba del genere.
La cara protagonista Mia Saunders deve dunque fare da escort -ma mica meretrice da pezzenti, non scherziamo, è una donna multiuso- per ripagare il debito del papà ubriacone (aaah, queste famiglie sempre disastrate! Piccolo segreto: le è morta la mamma e si è dovuta occupare da sola della sorellina. L’avreste mai detto?), ergo con il suo buon animo si accinge a dedicarsi al suo primo cliente: Weston Channing III, che oltre a essere ricco sfondato è un sexy surfista che scrive/produce film opsnonricordo.

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Bel biondo random per far comprendere il concetto.

Per la nostra miss Saunders il ruolo di accompagnatrice agli eventi non risulta difficoltoso, tantomeno lo è farsi scopare sin da subito dal belloccio. E meno male che il sesso non doveva essere contemplato.
Da qui mi sono resa conto con sgomento che la solfa si sarebbe ripetuta, non ci voleva un genio per capire l’andamento degli eventi. Infatti, alla fine del mese lavorativo, benché i due abbiano comunque instaurato un legame più profondo (nonostante tutto si stavano innamorando), Mia decide di proseguire con la sua sacra missione rifiutando l’aiuto finanziario da parte di Wes, promettendogli però una parte del suo cuore. Ho apprezzato questa forte presa di posizione ma un po’ meno che, giusto il tempo di un paio di giorni per riposare e farsi una ceretta, si trovi nel letto del secondo cliente, il francese Alec Dubois. Ve lo devo star a dire io che è un pittore&fotografo super bono o ci arrivate da soli? Non starò a scendere nei dettagli sul mese di febbraio, vi basti sapere che la ragazza si dà davvero molto da fare…per salvare il padre, certamente.
A marzo per la curvy Mia la scopata non s’ha da fa’, perché l’ “italianissimo” Antony (detto Tony) Fasano è gay. Peccato, perché pure lui era un gran pezzo di manzo. La terza parte del libro è quella che contiene le parti più assurde e che mi hanno lasciata parecchio perplessa, come osservazioni senza senso e fuori luogo, pregiudizi su qualsiasi cosa e via dicendo.
Tirando un po’ le somme: il libro non mi è piaciuto per niente (ma va?), ma perlomeno al pari di 50 sfumature (ebbene sì, li ho letti tutti, persino Grey! Che sforzo, gente.) lo stile è corretto, scorrevole e tutto sommato piacevole, peccato che entrambe le storie dopo la GRANDE emozione iniziale da “Oddio ma questi scopano FORTE!!!” diventano piatte, noiose, ripetitive ed esasperanti per la pochezza che sprigionano. Di più rispetto alle altre sciocchezze infantili che ho letto (alias Over, My Dilemma), Calendar Girl ha quel “plus” di caratterizzazione dei personaggi (che comunque nascono da una base Mary Sue/Gary Stu idealizzata su cliché e creata con il metodo del fordismo) che forse non fa poi così schifo.

Ora, più che ripetere che mi ha fatto cadere le palle e le braccia posso solo aggiungere che concederò un immenso onore a Calendar Girl: leggerò anche “Aprile, maggio, giugno”. Ebbene sì, ho trovato anche il pdf di quest’ultimo da leggere comodamente sul telefono (spero non abbiate pensato che io possa spendere soldi per ‘sta roba) e, visto che si eleva di poco rispetto agli altri libri trattati nella rubrica, proverò l’ebrezza di conoscere i tre successivi clienti di Mia. Questo però non nell’immediato futuro, dal momento che in libreria ho individuato il nuovo “””libro””” della mia super amica Cristina Chiperi, della quale non vedo l’ora di dire tantissime altre cattiverie (grazie Wattpad, mi fai divertire un sacco) e che dunque avrà la priorità.

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Ammetto di compiacermi della mia malvagità in ambito di recensioni.

Voto finale: 1,5/5. Ho aggiornato le valutazioni per gli altri due articoli, mi sono resa conto di essere stata troppo buona per una scala del genere.

A tutti voi aspiranti scrittori: sappiate che se mai doveste scrivere un libro di tal calibro credendo di partorire un’opera d’arte, questo è il valore che vi verrà assegnato.

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L’ho davvero visto con i miei occhi in una bancarella a Milano, e ho gioito ringraziando Odino per la bellezza dell’immagine.
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