Poesia senza titolo perché altrimenti si capiva il finale

In città, se vago da sola,
Finisco sempre per perdermi:
Strade case negozi
Semafori cartelli colori
Sfuggono dalle catene
Della memoria, così
Io resto ferma, a studiare
Il mondo che scorre,
Senza più una meta certa.
Oggi mi sono persa a Milano,
Non so nemmeno che cercavo:
Forse un posto speciale,
Un qualche spettacolo da fotografare
Posti nascosti e segreti
Da esplorare.

Sul marciapiede
Un bambino mi guarda,
Vede un’anima in pena
Che cerca la via: mi guarda
Con quel suo cappello verde
Di lana sopra agli occhi
Dorati
Dal color delle stelle.
Sorride, puntandomi addosso
Quel suo sguardo impertinente
Fanciullesco e spaventoso.
È una cometa ridente
Che ora pure mi parla:

«Seconda Speranza a destra
Questo è il cammino,
E poi dritto
Fino a quel tombino.
Poi la strada la trovi da te…»

Si interrompe e
Corre via fingendo di volare,
Ne sono certa, le sue braccia
Ora sono ali brillanti.
Mi lascia lì in mezzo al trambusto
Cittadino alienante
Con una serie di domande
E lo sguardo un po’ perplesso:
Scuoto la testa, continuo
A camminare, fino a quando
Guardandomi attorno
Via della Speranza
È proprio sulla destra.
È la strada che imbocco,
Mani nelle tasche, proseguo
Spedita cercando la meta:
Vicolo cieco, serrande
Abbassate, in mezzo alla strada
Solo quel tombino
Dall’aria inconsueta.

Tra le fessure graticolate
E ferrose, la luce è accecante.
Finalmente vedo:
Tutti i sogni e le fantasie
Hanno forma concreta,
Così come tutte le cose
Che saprei definire solo a parole.
È così bello da spaventarmi,
Mi ritraggo credendola vana
Illusione, ma i colori dell’arcobaleno
Dall’anonimo tombino
Hanno il calore familiare della certezza.

Torno di notte, guardinga
E passo in mezzo alla triste
Desolazione: solo poveri
Coi cartoni, avvolti in coperte
Sudicie strappate sporche
Inutili
Per il freddo
Per la città
Per la vita che li congela
E che toglie.
Tutto.

Il mio tombino è ancora lì,
Lo raggiungo estasiata e
Lo alzo in fretta
Per sfuggire da qui
Da tutto
Dagli altri
E dal male che pervade:
Mi accoglie il tanfo
Di fogna, di acqua che ristagna
Perché il miracolo
Mi è sfuggito e ora rimane
Lo schifo di un tombino
Puzzolente.

Alzo gli occhi lucidi
E vedo un vecchio lacero
E stanco, eppure sul viso
Nascosto dalla folta barba
Bianca svettano gli occhi –
Come scordarli – dalla luce
Di stella.
«Te ne sei accorta, vero?»
Il sorriso è triste.
«Porta al mondo
Che non c’è.»

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Poetry Slam – La poesia non è morta: rinasce ogni giorno

Il 25 settembre ho avuto l’occasione di assistere al mio primo Poetry Slam presso la Zona Sociale del Bloom di Mezzago (MB). Per chiunque si stesse domandando cosa significhi in termini pratici questo “schiaffo poetico”, mi viene spontaneo definirlo senza troppi fronzoli come una gara di poesia orale: dato che il fenomeno è – tristemente – poco conosciuto in Italia, mi accingo a darne una spiegazione meno sommaria.

La serata viene orchestrata ad arte da un Maestro di Cerimonia (MC), poeta che apre le danze recitando una poesia come “sacrificio” (sacrifice) che viene successivamente valutata dalla giuria, che è popolare e dunque scelta tra il pubblico, in decimali. I giurati sono cinque e due voti, il più alto ed il più basso, vengono scartati al fine di equilibrare al meglio il risultato; lo stesso procedimento viene svolto nei confronti dei poeti in gara, i quali si esibiscono per circa tre round (l’ultimo di solito è la finale).

Le cose da aggiungere sarebbero molte, ma ritengo che un’introduzione del genere possa bastare a definirne le linee generali, specialmente per i neofiti.

Ho conosciuto il Poetry Slam a febbraio di quest’anno grazie all’intervento di Dome Bulfaro (uno dei fondatori della LIPS, Lega Italiana Poetry Slam, che coordina gli eventi presenti sul nostro territorio) durante la didattica alternativa del mio vecchio (che bello poterlo dire) liceo monzese, un’ora durante la quale – lo ammetto senza problemi – sono rimasta esterrefatta di fronte al suo strano ed innovativo approccio alla poesia. Purtroppo i ragazzi della mia età sono abituati a conoscerla solo tramite lezioni di italiano teoriche e nozionistiche, spesso e volentieri noiose, durante le quali la poesia viene approcciata solo con un metodo formale e accademico, vecchio di secoli: essendo anch’io abituata a questo metodo, all’inizio non ho saputo rispondere chiaramente al dubbio che assillava la mia mente, cioè se fosse un genio o forse solo un simpatico uomo un po’ pazzo. Bisogna anche notare che il più delle volte le due cose sono collegate imprescindibilmente.

Sono ancora del tutto convinta che lo sconcerto e la diffidenza che ho percepito siano stati frutto di un fraintendimento dovuto all’impatto davvero forte che la sua performance ha generato: non si trattava solo di recitare, con gesti ed espressioni, la propria composizione, bensì utilizzare il tono di voce ed i movimenti per arricchire l’esperienza poetica, rendendola emotivamente più tangibile e presente nello spazio. Io, povera studentessa abituata a leggere la poesia su supporto cartaceo, sono rimasta piacevolmente traumatizzata.

La mia è diventata in breve tempo una curiosità quasi morbosa, dal momento che cercavo ripetutamente informazioni riguardo al famoso Dome, ad altri artisti legati al Poetry Slam e alla LIPS. Non volevo assolutamente che la mia visione complessiva fosse offuscata da pregiudizi accademici (e me ne vergogno, perché noi studenti, specialmente noi classicisti, siamo programmati ad ancorarci al passato e alla tradizione), dunque mi sono informata ed a luglio ho acquistato “Guida liquida al Poetry Slam”, dello stesso Bulfaro.

slam    Per l’acquisto, guardate qui.

Consiglio il libro a chiunque sia appassionato di poesia e voglia scoprire un mondo completamente diverso e nuovo, poiché è scritto così da essere molto chiaro nelle sue spiegazioni ed adatto a trasmettere lo spirito alla base del nuovo modo di poetare: e insomma, la lettura mi aveva ancor di più convinto a voler assistere, ma che dico!, partecipare ad un Poetry Slam. Così mi sono calmata, ho cercato su Facebook ed atteso infine il momento propizio dell’evento con cui ho iniziato questo articolo.

Ciò che ho trovato nel piccolo locale del Bloom era qualcosa di estraneo ma al contempo familiare, la conferma di tutte le mie supposizioni ma anche qualcosa di più. I poeti in gara hanno interpretato le loro composizioni con intensità, grazia ma anche espressività ed ironia, creando uno spettacolo meraviglioso e di ottimo intrattenimento anche per chi non si cimenta nella scrittura in versi: stili e modi di poetare assai diversi, eterogenei che tuttavia brillavano in ciascuno di loro mostrando chiaramente la grande abilità personale. Bravi, bravissimi esseri umani che mi hanno fatto piangere dal ridere, commuovere e pensare. Insomma, ho percepito una sensazione strana ma piacevole, calda dentro al petto…mi sono sentita a casa, tra poesia gioia arte vita e magia.

A chi interessasse l’argomento, la prossima competizione si terrà a Monza questa domenica 16 ottobre, e per ulteriori informazioni vi rimando qui. Se vi viene da storcere il naso per l’approccio singolare, lasciate da parte i pregiudizi e lasciatevi trasportare dall’arte.

E di certo conoscendomi dopo un’esperienza del genere non potevo che approfittare del mio entusiasmo iniziale per iscrivermi al Poetry Slam che si terrà presso la biblioteca civica di Vimercate, giovedì 3 novembre. Sono un po’ nervosa all’idea ovviamente, si tratta del primo evento del genere a cui partecipo e reciterò davanti ad un pubblico i miei versi, sarò giudicata ed osservata; ma la parte meravigliosa di tutto ciò sarà l’emozione derivante dalla felice comunione del momento, la libertà di esprimermi nel modo che, credo e spero, mi riesce meglio: la poesia.

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