Recensione “L’arte di essere fragili” – Alessandro D’Avenia

Titolo: L’arte di essere fragili
Autore: Alessandro D’Avenia
Genere: letteratura italiana
casa editrice: Mondadori
Data d’uscita: 30 ottobre 2016
Pagine: 216
Formato: rilegato
Prezzo libro: 19 €
Prezzo ebook: 9,99 €

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Trama: Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un’arte della gioia quotidiana?” Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D’Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l’incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?

“Come Leopardi può salvarti la vita”, così recita il sottotitolo di questo libro. E forse è stata proprio questa frase a scoraggiare i più, magari persino persone che hanno letto come me altri libri di D’Avenia, apprezzandolo per la dolcezza con cui tratta temi non certo semplici. Eppure citare Leopardi scatena nell’italiano medio una reazione di scherno misto a disinteresse, perché quello che hanno conosciuto sui banchi di scuola (di per sé luogo pessimo per un incontro piacevole) era un uomo gobbo, sfigato e pessimista, nonché poeta che, diamine!, risulta una colpa atroce e porta a un infinito tedio sui libri. Purtroppo spesso si riesce a vedere solo ciò che ci viene presentato, senza prestare attenzione all’oltre, a tutte quelle cose che per comodità ci vengono nascoste o che, semplicemente, non riusciamo a vedere.

Giacomo Leopardi era un uomo eccezionale: mente brillante, cuore gentile e un immenso desiderio di amore e felicità. Questo in pochi lo sanno, in pochi realizzano che il tanto decantato “pessimismo cosmico” altro non è che un realismo crudo e sincero, che non fa altro che evidenziare quanto di bello c’è al mondo: la nostra stessa vita è un’inestimabile opera d’arte e i sogni e le speranze sono i pennelli che ne delineano i contorni. Relegare un personaggio del genere all’angolino dei poeti tristi è segno di un’incomprensione di fondo rispetto alle stesse idee che danno vita e sostengono il pensiero leopardiano. Vita, speranza, bellezza e morte. Se ancora non ne siete sicuri, D’Avenia vi darà la certezza definitiva.

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Questo libro (che non saprei se definire romanzo, saggio o racconto di vita) non è solo un inneggiare alle qualità del poeta: l’autore utilizza l’espediente della scrittura di lettere indirizzate allo stesso Leopardi, richiamandone le preziose riflessioni per dar voce a una sorta di prescrizione, medicina dell’anima, rivolta ai lettori. D’Avenia divide la sua opera in quattro distinte fasi essenziali nell’accettazione della fragilità umana: adolescenza, o arte di sperare; maturità, o arte di morire; riparazione, o arte di essere fragili; morire, o arte di rinascere. La ricerca del senso della vita si snoda in questo percorso esistenziale in cui la narrazione è un discorso molto intimo ed emotivo, carico di sensazioni potenti e della forza di esperienze importanti.

D’Avenia nel suo svelarci un Giacomo Leopardi umano, sensazionale nel suo genio, rivela al contempo un altro grande uomo: lui stesso. Alla nostra epoca servirebbero molti più professori del genere, che vedono negli adolescenti un germoglio di speranza, in grado di accogliere tra le mani il rapimento ancora puerile che dà la forza di osare, di immaginare. Egli inframmezza l’opera con racconti personali, storie legati a suoi studenti e a giovani che gli hanno scritto, mostra un lato delicato e sorprendente della scuola che risulta difficile credere vero. L’istruzione dovrebbe essere un momento di piacevole scoperta di noi stessi e del mondo che ci circonda, invece finisce per essere una gabbia incapace di comprendere i sogni che riempiono la testa dei ragazzi, e addirittura li distrugge riportando gli studenti allo stato primitivo di numeri inutili soggetti a una falsa apparenza di scadente meritocrazia. Alessandro D’Avenia rappresenta tutto ciò che la scuola italiana dovrebbe essere: curiosità, amore e nutrimento.

“L’arte di essere fragili” rappresenta un’importante lezione di vita per ragazzi, giovani adulti e persone più che mature, permettendo di cogliere diverse sfumature per ogni passaggio dell’esistenza umana.
La prosa è poetica, sognante e deliziosa, trascina in un vortice in cui la letteratura, la poesia e l’arte si mescolano in un concentrato unico di elevata bellezza. I capitoli sono brevi, e ne consiglio la lettura a piccole dosi, per apprezzare al meglio il significato più profondo di ogni singola parola, la cui scelta non è affatto casuale ed estetica. Le frasi da segnarsi durante la lettura sono decisamente troppe, tanto che quando avevo il libro in mano accanto a me avevo sempre matita e righello per poter sottolineare tutta la strabordante poesia insita nell’opera.

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Accettate di essere imperfetti, accettate la vostra natura di effimere creature umane. Accettate di avere in voi un grande potere: l’arte di essere fragili.

“Grazie, Giacomo, per avermi dato le parole per guardare nei posti giusti, negli angoli nascosti, le parole per dirmi, per conoscermi, per essere. Le parole per accettare che sono, come te, un infinito ferito.”

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Recensione “La lama dell’assassina” – Sarah J. Maas

Titolo: La lama dell’assassina
Autore: Sarah J. Maas
Genere: Fantasy
Casa Editrice: Mondadori
Data d’uscita: 25 ottobre 2016
Pagine: 402
Formato: Brossura
Prezzo libro: 12,50€
Prezzo e-book: 7,99€

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La prima infatuazione per questo libro è nata dalla copertina dalla bellezza mozzafiato, che ha catturato il mio sguardo sin da subito. Da lì poi è nato l’amore incontenibile per la storia e la narrazione impeccabile di Sarah J. Maas.
“La lama dell’assassina” fa parte della ormai celeberrima saga fantasy de “Il trono di ghiaccio” (in inglese “Throne of Glass”, e lo specifico perché come al solito ci troviamo di fronte a traduzioni inaccettabili e incomprensibili ai più, ma a quanto pare perfette per i traduttori): in Italia hanno visto la pubblicazione i primi tre volumi, “Il trono di ghiaccio”, “La corona di mezzanotte” e “La corona di fuoco”, ma restano ancora inediti “Queen of Shadows” e “Empire of Storms”. Il volume conclusivo della saga, il cui titolo è sconosciuto, è ancora in fase di scrittura.
Si tratta di un’opera prequel, collocata dunque in un periodo antecedente al primo libro, nonché una raccolta di cinque novelle prima pubblicate singolarmente in e-book e poi raccolte in formato cartaceo in “The Assassin’s Blade” nel 2014:
1. “L’assassina e il signore dei pirati”
2. “L’assassina e la guaritrice”
3. “L’assassina e il deserto”
4. “L’assassina e il male”
5. “L’assassina e l’impero”

Trama: Celaena Sardothien è la più micidiale sicaria del regno. Lavora per la Gilda degli Assassini, ma in realtà non obbedisce a nessuno e non si fida di nessuno. Inviata in una serie di missioni nei luoghi più pericolosi, dalle Isole Morte al Deserto Rosso, Celaena inizia ad agire senza rispettare gli ordini del capo della Gilda. Ma dovrà rischiare tutto per rimanere viva.

Trattandosi di un prequel, mi è stato consigliato da chi ha già letto la saga di partire proprio da quest’ultima pubblicazione. Benché io non abbia ancora iniziato “Il trono di ghiaccio” (ma ovviamente è già sulla via di casa dato che l’ho ordinato ♥) posso ben comprendere le ragioni di questo suggerimento: credo che si tratti di un’opera dalla grande importanza per la comprensione della psicologia del personaggio protagonista, Celaena Sardothien, della sua dura storia e dei sentimenti che ne derivano. Ci sono tutti gli elementi fondamentali per delineare un chiaro e preciso background, motivo di scelte e atteggiamenti che mi aspetto di vedere sin dai prossimi primi capitoli.
Il lettore si trova catapultato in un mondo fantastico dall’ambientazione simil rinascimentale, che mi sento di identificare con una Belle Époque: la stessa Celaena (la cui pronuncia del nome resta misteriosa) mostra ripetutamente un grande amore per la cultura, la musica e la bellezza, identificabile anche nel suo abbigliamento costoso e ricercato, la cura metodica del proprio corpo. Questo elemento è innovativo in un romanzo di questo genere, dal momento che le protagoniste femminili, troppo impegnate a recitare il ruolo della – in gergo – “bad ass” non mostrano interesse del genere, il che dipende anche dall’epoca e dall’ambientazione di riferimento. Il personaggio con cui ci troviamo a che fare non è certo stereotipato e anzi, le caratteristiche principali del suo carattere sono delineate con precisione rendendo Celaena più vera e umana ai nostri occhi. Si tratta di una giovane donna che, quale miglior assassina del regno, non esita nel colpire mortalmente il nemico ma che al contempo non si vergogna nel commuoversi a teatro, perdendosi nella musica dell’orchestra. È una ragazza indipendente, scontrosa e letale, ma al contempo amante delle feste, leale e fragile.

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Gli altri personaggi, come il capo della Gilda Arobynn, l’assassino Sam e Ansel nel Deserto Rosso, non sono da meno e tengono testa all’irrispettosa protagonista con una personalità a tutto tondo, catapultandoci sin da subito nel mondo degli assassini.
Le novelle non sono tra di loro scollegate ma presentano un filo conduttore, mostrano tra loro una sinergia non indifferente che porta il lettore a volere sempre una pagina in più, in un crescendo di emozioni e lettura spasmodica, al fine di carpirne il più possibile. Se le prime cento pagine servono come punto di partenza, le restanti scivoleranno tra le vostre dita con una facilità impressionante, consentendovi giusto qualche secondo di pausa tra un capitolo e l’altro per elaborare la suspense e i numerosi colpi di scena (e al cuore). Ho divorato queste trecento pagine in una giornata con lo spasmodico desiderio di saperne sempre di più, pagina per pagina fino all’ultimo capitolo, tra le lacrime che il libro stesso ha generato.
Dire qualcosa di più significherebbe rischiare di incorrere in qualche spoiler, e mi conosco abbastanza bene da sapere che se amo alla follia qualcosa non smetto più di parlarne.
Era da veramente tanto tempo che un libro con mi stregava così, con questa vera e propria urgenza nel continuare la lettura: è stata un’esperienza intensa, ricca di sentimenti difficili da gestire che anche ora, a più di due settimane dalla conclusione, mi tormentano ancora. È questo ciò che io cerco in un libro, un mondo che mi trascini e coinvolga in un vortice di emozioni incontenibili.
E comunque il finale ti devasta psicologicamente.

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Voto finale: Un meritatissimo 5/5. Affermare di aver amato questo libro suppongo sia riduttivo.
Mi auguro di trovare le medesime caratteristiche ne “Il trono di ghiaccio” chedovevaesseredivetromaok e di avere un 2017 ricco di letture splendide come questa.

Recensione “Le lame di Myra” – Licia Troisi

Titolo: Le lame di Myra (La saga del Dominio)
Autrice: Licia Troisi
Casa editrice: Mondadori
Data d’uscita: 25 ottobre 2016
Pagine: 384
Prezzo libro: 19,00€
Prezzo ebook: 9,99€

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Questa copertina è arte pura. 

Ammetto che per questo libro ho avuto sin da subito parecchie aspettative, per il semplice fatto che si tratta di una storia di Licia Troisi, una delle mie autrici preferite. Leggendo la trama però, ho pensato che in condizioni normali, se mi fosse capitato di trovarlo in libreria senza conoscere la scrittrice, probabilmente non avrebbe catturato la mia attenzione: ciò che viene raccontato nella seconda di copertina in effetti lascia presagire poco della trama stuzzicando poco gli eventuali lettori. In ogni caso, in quel del Lucca Comics&Games mi sono fiondata ad acquistare la mia copia, così da averla autografata dalla mitica e simpaticissima scrittrice: ovviamente gioia e tripudio.

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Ecco LA testimonianza che tutto ciò è accaduto realmente!

Ora, avendo però finito Le lame di Myra, posso dire che la storia è davvero molto più di quel che appare, dunque mi auguro che sempre più persone possano leggerla e apprezzare l’ultima opera di una delle colonne del fantasy italiano.
Inizio a parlare però delle pecche, che purtroppo per una analisi imparziale vanno citate. Sarà che l’ho letto con una consapevolezza maggiore dovuta all’età, sarà che gli ho riservato una lettura più attenta e critica, ma comunque ciò che ho notato è che le storie della Troisi bene o male presentano delle caratteristiche ricorrenti: un’eroina come protagonista, un passato oscuro ad avvolgerla, una missione legata al suo destino da cui dipendono passato e futuro, draghi, un compagno maschile. Questi erano gli elementi che, quando ero un po’ più piccola, andavo volutamente a cercarmi per gradire di più la lettura, però per certi aspetti questo primo capitolo della Saga del Dominio assomiglia molto a Cronache/Guerre/Leggende del Mondo Emerso.
Tuttavia introduce molti altri aspetti innovativi nel panorama del fantasy, come una descrizione e caratterizzazione certosina del mondo in cui si ambienta la vicenda, una differenziazione deliziosa dei suoi abitanti, l’introduzione di nuove creature come gli Elementali e tante altre nuove idee. Ho amato questi particolari che rendono la lettura ancora più interessante e piacevole, così come la protagonista, per quanto simile a Nihal e Dubhe.
Lo stile della Troisi è apparentemente semplice e rende scorrevole il testo, riesce a non rendere per nulla pesanti anche una narrazione più ricca dal punto di vista terminologico.
In sintesi: aspetterò con ansia il seguito, anche perché OVVIAMENTE la storia si interrompe proprio sul cliffhanger, lasciando il lettore col fiato sospeso; nel mentre penso mi accontenterò di recuperare gli altri libri della scrittrice, come la saga dei Regni di Nashira, Pandora e i Dannati di Malva.

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Come volto finale sono alquanto indecisa, perché il libro mi è piaciuto ma non mi ha stregata. Quindi penso che il responso finale sia 3,5/5 stelline (avrei voluto dargli molto di più!), con un grande incoraggiamento per i prossimi capitoli di questa interessantissima nuova saga.

P.S. Licia, ti adoro e ammiro come persona e scrittrice. Non s’era capito vero?

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Recensione a “Calendar Girl. Gennaio febbraio, marzo” di Audrey Carlan //TRASH LETTERARIO

Titolo: Calendar Girl. Gennaio, febbraio, marzo
Autrice: Audrey Carlan
Casa editrice: Mondadori
Collana: Omnibus stranieri
Formato: brossura
Data d’uscita: 14 giugno 2016
Pagine: 330
Prezzo libro: 14,90€
Prezzo ebook: 7,99€

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Trama: Mi hanno chiesto di recitare il ruolo della fidanzata per 12 mesi. 12 uomini inarrivabili, 12 città sorprendenti, 12 ambienti esclusivi, 12 guardaroba diversi. È l’unico modo che ho per guadagnare un milione di dollari e salvare la vita di mio padre. Un anno così forse è il sogno che ogni donna vorrebbe vivere. Ma tu lo faresti? Avevo bisogno di soldi, tanti soldi. In ballo c’era la vita di mio padre. Io però non avevo un centesimo, per arrivare a fine mese facevo la cameriera. Non avevo un amore e, diciamolo, all’amore, quello con la a maiuscola, non ci credevo neanche più tanto. Le mie storie fino ad allora erano state solo fonti di guai e delusioni. Mi hanno offerto un lavoro. Recitare il ruolo della fidanzata di uomini di successo. In pratica per un mese dovevo fingere di essere la loro compagna davanti agli occhi di tutti e in cambio ognuno di loro sarebbe stato disposto a pagarmi centomila dollari.  Il sesso, chiariamoci, non faceva parte degli accordi. Quello dipendeva e dipende sempre solo da me.
L’amore neanche quello faceva parte del piano. Ma intanto quello non dipende da nessuno…
Gennaio, Los Angeles, uno sceneggiatore con un corpo sexy quanto la sua mente. Febbraio, Seattle, un artista francese in cerca della sua musa. Marzo, Chicago, un ex pugile imprenditore dal cuore spaventato.
Tutti uomini da sogno. Che poi sono persone. Intriganti, fragili, che hanno paure, segreti e verità nascoste. Loro hanno scelto me. Per un mese sono entrati nella mia vita. Tutti mi hanno lasciato qualcosa. E uno mi sta chiedendo di cambiare le regole del gioco… ma l’amore, tutti lo sanno, di regole non ne ha.
Ho intrapreso questo viaggio perché era l’unico modo per salvare la vita di mio padre. Mi sono fidata, ho buttato il cuore oltre l’ostacolo. Ed è iniziata la favola. Il viaggio ha salvato la mia, di vita.
Trust the journey,
Mia.

Recensione: Ok, ammetto sin da subito che all’inizio mi sono lasciata trarre in inganno. Quest’estate, mentre ero in libreria alla ricerca di libri pessimi con un’amica (ne stiamo facendo un hobby in pratica, che meraviglia), abbiamo individuato subito come potenziale la copertina di questo libro, così abbiamo letto la trama. Certamente non presagiva la nascita di un capolavoro, ma ingenuamente abbiamo creduto entrambe che la storia potesse celare qualcosa di più visto che perlomeno non c’erano adolescenti isterici in preda agli ormoni e personaggi celebri inseriti random per rendere il tutto più appetibile. Sta di fatto che di certo non mi aspettavo una versione alternativa (e altrettanto noiosa) della serie di “50 sfumature”, che è invece ciò che mi sono trovata a leggere: non so, probabilmente la mia mente non è ancora stata temprata da tutto questo trash e ha ignorato il campanello d’allarme, convincendosi che nell’opera avrebbe letto un qualcosa di simil crescita psicologica, emotiva e tante altre cose belle. OVVIAMENTE NO! Perché mai ho creduto che con una copertina del genere potesse presagire qualcosa di buono? Bravi curatori della trama, mi avete proprio fregata. (E grazie per non aver utilizzato l’effetto psichedelico After/Over/My dilemma/tante altre merdate)

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Una me alquanto sconvolta.

Ma insomma, passiamo a cose più inerenti alla trama, di cui troverete qualche leggero spoiler perché mi auguro tanto che non vogliate leggere una roba del genere.
La cara protagonista Mia Saunders deve dunque fare da escort -ma mica meretrice da pezzenti, non scherziamo, è una donna multiuso- per ripagare il debito del papà ubriacone (aaah, queste famiglie sempre disastrate! Piccolo segreto: le è morta la mamma e si è dovuta occupare da sola della sorellina. L’avreste mai detto?), ergo con il suo buon animo si accinge a dedicarsi al suo primo cliente: Weston Channing III, che oltre a essere ricco sfondato è un sexy surfista che scrive/produce film opsnonricordo.

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Bel biondo random per far comprendere il concetto.

Per la nostra miss Saunders il ruolo di accompagnatrice agli eventi non risulta difficoltoso, tantomeno lo è farsi scopare sin da subito dal belloccio. E meno male che il sesso non doveva essere contemplato.
Da qui mi sono resa conto con sgomento che la solfa si sarebbe ripetuta, non ci voleva un genio per capire l’andamento degli eventi. Infatti, alla fine del mese lavorativo, benché i due abbiano comunque instaurato un legame più profondo (nonostante tutto si stavano innamorando), Mia decide di proseguire con la sua sacra missione rifiutando l’aiuto finanziario da parte di Wes, promettendogli però una parte del suo cuore. Ho apprezzato questa forte presa di posizione ma un po’ meno che, giusto il tempo di un paio di giorni per riposare e farsi una ceretta, si trovi nel letto del secondo cliente, il francese Alec Dubois. Ve lo devo star a dire io che è un pittore&fotografo super bono o ci arrivate da soli? Non starò a scendere nei dettagli sul mese di febbraio, vi basti sapere che la ragazza si dà davvero molto da fare…per salvare il padre, certamente.
A marzo per la curvy Mia la scopata non s’ha da fa’, perché l’ “italianissimo” Antony (detto Tony) Fasano è gay. Peccato, perché pure lui era un gran pezzo di manzo. La terza parte del libro è quella che contiene le parti più assurde e che mi hanno lasciata parecchio perplessa, come osservazioni senza senso e fuori luogo, pregiudizi su qualsiasi cosa e via dicendo.
Tirando un po’ le somme: il libro non mi è piaciuto per niente (ma va?), ma perlomeno al pari di 50 sfumature (ebbene sì, li ho letti tutti, persino Grey! Che sforzo, gente.) lo stile è corretto, scorrevole e tutto sommato piacevole, peccato che entrambe le storie dopo la GRANDE emozione iniziale da “Oddio ma questi scopano FORTE!!!” diventano piatte, noiose, ripetitive ed esasperanti per la pochezza che sprigionano. Di più rispetto alle altre sciocchezze infantili che ho letto (alias Over, My Dilemma), Calendar Girl ha quel “plus” di caratterizzazione dei personaggi (che comunque nascono da una base Mary Sue/Gary Stu idealizzata su cliché e creata con il metodo del fordismo) che forse non fa poi così schifo.

Ora, più che ripetere che mi ha fatto cadere le palle e le braccia posso solo aggiungere che concederò un immenso onore a Calendar Girl: leggerò anche “Aprile, maggio, giugno”. Ebbene sì, ho trovato anche il pdf di quest’ultimo da leggere comodamente sul telefono (spero non abbiate pensato che io possa spendere soldi per ‘sta roba) e, visto che si eleva di poco rispetto agli altri libri trattati nella rubrica, proverò l’ebrezza di conoscere i tre successivi clienti di Mia. Questo però non nell’immediato futuro, dal momento che in libreria ho individuato il nuovo “””libro””” della mia super amica Cristina Chiperi, della quale non vedo l’ora di dire tantissime altre cattiverie (grazie Wattpad, mi fai divertire un sacco) e che dunque avrà la priorità.

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Ammetto di compiacermi della mia malvagità in ambito di recensioni.

Voto finale: 1,5/5. Ho aggiornato le valutazioni per gli altri due articoli, mi sono resa conto di essere stata troppo buona per una scala del genere.

A tutti voi aspiranti scrittori: sappiate che se mai doveste scrivere un libro di tal calibro credendo di partorire un’opera d’arte, questo è il valore che vi verrà assegnato.

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L’ho davvero visto con i miei occhi in una bancarella a Milano, e ho gioito ringraziando Odino per la bellezza dell’immagine.

Recensione a “Over – Un’overdose di te” di Sabrynex // TRASH LETTERARIO

Titolo: Over – un’overdose di te
Autrice: Sabrynex
Casa editrice: Rizzoli
Data d’uscita: 8 gennaio 2016
Pagine: 432
Prezzo libro:
16.00 €
Prezzo ebook: 8.99 €

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Trama: “Sono Cher, ho diciott’anni e credo che abbiamo tutti bisogno di qualcosa da cui dipendere, per cui impazzire. Fino a qualche mese fa non lo sapevo, perché non avevo ancora incontrato Hunter.
Noi siamo l’opposto: il bianco e il nero, il bene e il male, non possiamo esistere l’una senza l’altro. Lui porta i miei stessi segni sulla pelle, lo stesso passato, ci sorreggiamo a vicenda. Ma Hunter fa del male a chiunque gli si avvicini, e l’ha fatto anche a me. È colpa mia, lo so: ho perso la testa per un ragazzo che ha perso se stesso.
Domani sarà un’altra gara clandestina, un’altra lotta, un altro casino… e io lo seguirò, come ogni volta, spingendomi al limite e poi oltre, perché sto bene solo dove c’è lui. Anche se questo richiede altri graffi, altro sangue, lo farò per sentire ancora il suo respiro sulla mia bocca, le sue mani su di me. Ho scalato questa montagna insieme all’amore della mia vita e voglio tornare indietro con la stessa persona, a costo di ferire tutti quelli che ho intorno: il mio migliore amico, i miei genitori, me stessa… Io voglio lui, ed è per lui che lotterò ancora.”

Un’attrazione travolgente, un amore folle, passioni, errori, rabbia, dolcezza. Insieme a Cher e Hunter, i protagonisti di Over, Sabrynex è cresciuta. E dal suo sogno è nato un romanzo indimenticabile, che ci fa emozionare attraverso la magia dei sentimenti più puri e ribelli, quelli di chi si innamora per la prima volta.

Premessa: al fine di seguire lo stile adottato per la precedente recensione di “My dilemma is you” , ho deciso anche in tal caso di leggere la versione originale di Wattpad.

Recensione: Il tempo per cui mi sono assentata dal blog (causa lunga vacanza e necessaria preparazione universitaria) rende doveroso un rientro in grande stile con annessa cattiveria gratuita. Bene, iniziamo.

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Ecco il ragazzo nella sua consueta e innocente forma.
Come si evince dalla copertina di dubbio gusto, Over appartiene alla categoria “fyccine di Wattpad” divenuta ormai famosa – e non certo per bellezza – nelle nostre librerie: dunque ciò cosa comporta? Anche in questo caso, benché nella versione cartacea appaia il nome Hunter (Cacciatore…ma sul serio?), nella versione principale presente sul mio amatissimo sito di storielle il nome del protagonista maschile è Harry Styles che, per chi non fosse particolarmente esperto, altri non è che uno dei cantanti della famosa band dei One Direction. Ovviamente il povero ragazzo in questione, per divenire ancora più appetibile di fronte al pubblico di ragazzine eccitate, viene descritto come uno spacciatore costantemente fatto come una pigna o ubriaco fradicio, nonché criminale che scazzotta in incontri di lotta e partecipa a gare di macchine clandestine. Insomma, assolutamente Out Of Character. Bello e dannato, pavimento bagnato.


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Ed ecco invece un tenebroso e inquietante Harry/Hunter.
E insomma, abbiamo il classico duro col cuore tenero e dal passato tormentato e la tipica ragazza stronzetta e fredda perché lei è diversa e tanto speciale. Dunque, l’inizio della storia è così brillante ed originale che i due si conoscono grazie al comune migliore amico di entrambi, Mitchell, alla classica festicciola tra adolescente ricca di alcol e droga. Superbo cazzo! Sono proprio sicura di non aver proprio MAI letto nulla del genere negli ultimi otto anni di fanfiction!! I baldi giovini sono appena tornati in quel di Londra dopo una “sosta” a Boston a causa di certi problemini legali dovuti al loro più grande hobby: la briscola. Inutile specificare che i due geniacci, anziché redimersi con un tentativo di ritorno alla normalità, si buttano a pesce nella fossa dell’illegalità. (E che piacere sarebbe seppellirli sin da subito…)

 

Chi l’avrebbe mai detto che il Cacciatore e la nostra “Chee” inizialmente avrebbero provato disprezzo l’uno per l’altra? Io mai e poi mai, davvero. (Ma qualche personaggio simpatico che tromba subito senza troppi casini no, eh?) Ad ogni modo il loro rapporto si sviluppa grazie ad un’intensa e subitanea attrazione sessuale che li porta a consumare i preliminari in momenti inappropriati ed inaspettati: lui oscilla costantemente tra una sbronza e una dose di qualsiasi cosa, il che in effetti rende poco praticabile una relazione… soprattutto perché i due raramente si relazionano.

Rispetto all’opera sorella, alias “My dilemma is you”, le tematiche trattate sono più adulte e spinose, ma soprattutto preoccupanti dal momento che all’epoca chi scriveva era una quattordicenne. Tra i capitoli compaiono droghe ed abusi di qualsiasi genere con una facilità quasi disarmante, che lascia attonito il lettore che magari si aspettava una stupida storiella d’amore; l’illegalità viene affrontata in molti suoi aspetti con una naturalezza così superficiale che assumere così tanta droga da riscontrare un’overdose, appartenere a una sorta di band mafiosa, girare armati e rapire la gente sembra la banale quotidianità di un quasi normale londinese. E invece no. È sbagliato richiamare pubblico (che tra l’altro si aggira tra gli undici e i sedici anni) utilizzando come escamotage tematiche serie ed impegnate trattate con una frivolezza degna di nota, ed è proprio questo che rimprovero indispettita all’autrice.

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Ovviamente in questo mirabolante romanzo non potevano che mancare le complicazioni inerenti all’oscuro e tenebroso passato del bad boy, il quale non poteva che avere una madre morta prematuramente, un rapporto burrascoso con un padre malato (e ormai quasi in procinto di morire) che l’ha sempre ignorato. Non resta che una cottura a 180°C per la creazione di questa deliziosa portata a base di ragazzo stereotipato e difficile!

Ad ogni modo, mi vedo costretta a spezzare una lancia a favore di “Over”: la storia è scritta abbastanza bene. Grazie a Dio in questo caso mi sono stati risparmiati una serie infinita di errori grammaticali e di battitura, motivo per cui la lettura è più facile e piacevole; certo, vi è qualche forma lessicale poco consueta, strana e forse forse inventata, eppure il livello di alfabetizzazione dell’autrice è nettamente superiore alla media di Wattpad, il che diviene un notevole punto a suo favore.

Nonostante la discreta scorrevolezza del testo, le tematiche di un certo spessore che qui acquisiscono un ruolo centrale vengono trattate in maniera scontata e infantile, caratteristica che rende la lettura più pesante e decisamente noiosa. Detto senza tanti mezzi termini: oltre alle scene un po’ più piccanti e zozze (e neanche tanto eh, grazie a Dio non si tratta di “50 Sfumature”) le righe sono pesanti come mattoni e la fine del capitolo in questione diviene una sorta di oasi nel deserto, un miraggio lontano ed irraggiungibile. Si arriva, una volta inquadrata la direzione verso la quale l’autrice intende proseguire, ad una rassegnata frustrazione dovuta alla certezza dell’esatta piega che prenderanno gli eventi. Insomma, per trarre le conclusioni finali: se potessi scegliere una parola per descrivere “Over”, utilizzerei cliché. (E noia.)

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Io che mi dispero per averci azzeccato di nuovo sulla trama.


Voto finale:
1/5, ma giusto perché ha quel qualcosa in più rispetto a “My dilemma is you” (leggasi: L’ITALIANO), ma effettivamente mi sono divertita di più a leggere quest’ultimo, imprevedibile nella sua oscenità. Davvero noioso, quindi mi sembra quasi scontato – ma doveroso – sottolineare che dubito fortemente leggerò il secondo “libro”. A meno che mi venga chiesto espressamente da voi al fine di sputare altre cattiverie… per quello sono sempre pronta.